L'azienda
faunistico-venatoria del Comune di Vallerotonda è stata la prima istituita
e gestita da un’amministrazione comunale nel Lazio e forse una delle poche in
tutta Italia, è stata costituita in base all’art. 16 della legge 157/92, con
delibera del Consiglio Comunale del dicembre ’90 e riconosciuta con delibera
della Regione Lazio del ’93.
Con l’istituzione dell’azienda faunistico venatoria l’Amministrazione Comunale
ha voluto riconoscere che le proprie aree territoriali, geograficamente
limitrofe al Parco Nazionale d'Abruzzo, rivestono una speciale funzione di
fascia di transizione tra realtà gestionali diverse ed assumere l’onere di
fungere da zona cosiddetta “cuscinetto” tra il parco e territori ove la caccia è
consentita, regolamentando l’attività venatoria in modo particolare e le
attività ad essa riferibili per un ottimale mantenimento e ripristino degli
ambienti naturali. Consci che l’area protetta del parco nazionale è un
importantissimo strumento nazionale finalizzato alla conservazione degli
ambienti naturali e loro ecosistemi e che persegue opzioni di tipo
scientifico-naturalistici e che ciò che accade al di fuori di essa esercita
un’influenza notevole sulle attività che in essa si svolgono, si ritiene
indispensabile una programmazione territoriale che oltre la particolare
disciplina venatoria tesa ad una più rigorosa protezione della fauna pregiata
che dal parco può sconfinare, preveda anche interventi di ricomposizione
ambientale, ricostituzione delle condizioni ideali di mimetismo e sostentamento
per la fauna selvatica, progetti di ripopolamento di fauna, progetti di
reintroduzione di specie estinte ecc. assolvendo ad una funzione equilibratrice
nella dinamica degli ecosistemi del territorio.
In questo contesto si inserisce l’attività venatoria qui particolarmente
regolamentata ma non vietata in quanto essa tra tutte le attività dell’uomo è
quella che, per dimensione propria, gli consente di “vivere” l’ambiente
naturale.
Dalla stagione venatoria
2000/2001 l'Azienda Faunistico Venatoria "Vallerotonda" è stata data in
gestione alla società "Le
Mainarde" con sede in Via Forcella 1 nel Comune di Vallerotonda.
ESTRATTO DI ARTICOLO
PUBBLICATO SU: "DIANA" n°18/1994
AI CONFINI DEL PROIBITO
(Raffaele Cortellessa)
Fare di un intero territorio comunale
un’azienda faunistico-venatoria è certamente una bella impresa, soprattutto
quando l’estensione è di circa quattromila ettari, comprende anche un’area
"Wilderness" per la tutela dell’ambiente ed è confinante con il Parco Nazionale
d’Abruzzo.
Vallerotonda è un antico paesino del
basso Lazio che onta poco più di duemila abitanti comprese le frazioni, con le
case ben inserite nel contesto ambientale e spesso avvolte e celate dalla
rigogliosa vegetazione.
Saliamo
alla Valle Secca e di fronte ci appare il versante meridionale delle Mainarde e
lo specchio del lago artificiale di Cardito, l’unico ambiente umido dell’azienda
per gli uccelli acquatici migratori. I monti delle Mainarde spiccano
all’orizzonte con l’eleganza dei suggestivi colori pastello autunnali stentando
tutto il loro fascino superbo, quasi arrogante. Sembrano essere stati messi li a
proposito, ad ornare il fondovalle, come un raro quadro d’autore e pur non
essendo al centro dell’azienda ne rappresentano forse la parte più viva.
Ma chi è l’artefice di una così estesa,
variegata e interessante zona venatoria? È il sindaco stesso di Vallerotonda, il
Dott. Giovanni Rongione, un omaccione grosso, alla Bud Spencer, che si esprime
con i contadini nel loro dialetto; un’intelligenza vivace dai molteplici
interessi, con tanta voglia di rendersi utile alla propria gente.
È figlio di quei luoghi, di quelle
tradizioni. Lo si capisce dal luccichio degli occhi quando, salendo sulle
Mainarde, mi parla di caccia, dei suoi setter, delle cotorne autoctone dell'’appennino
o indica, in vena comica, il cespuglio dove sorpresero di notte Giuseppe il
bracconiere abbracciato al suo segugio, nel tentativo di sfuggire a un controllo
notturno. Conosce bene la sua montagna e ne indica, con la sicurezza di chi vi è
nato, posti e confini.
E
racconta dei fagiani, quei polli colorati spesso tanto snobbati o vituperati, ma
che qui, nella fitta ed estesa pineta (messa a dimora tra il 1915 e il 1918
dagli Austro-Ungarici) sono diventati veri selvatici che, nella scoscesa ed alta
vegetazione, offrono un tiro difficilissimo dopo aver spezzato il fiato a
chiunque per le lunghe guidate dell’ausiliare. Racconta dell’abbondanza della
lepre, in buona parte autoctona, e delle starne reintrodotte che, nonostante le
note difficoltà, ben si potrebbero adattare all’ambiente variegato di queste
zone, dove ai boschi si alternano le radure, gli estesi pianori messi a coltura
o a maggese.
I boschi di querce, le faggete
intersecati da radure sono stati, aggiunge il sindaco, sempre ricchi di beccacce
nelle stagioni di passo. E ci porta così sulla zona che conduce all’altopiano
tra due distese boschive dove diversi anni fa, quando la legge lo permetteva,
molti cacciatori erano soliti fare l’aspetto alla beccaccia col risultato di …
carnieri d’altri tempi.
Un modello esemplare
Così si può definire l’azienda di
Vallerotonda per i risultati positivi sull’ambiente che hanno le diverse
iniziative, gestione della caccia in testa.
Rongione è sindaco eccezionale in quanto
si rivela allo stesso tempo medico, cacciatore, allevatore, appassionato
cinofilo e naturalista. Non è da tutti. È il Rongione conservazionista che
delibera all’unanimità con il Consiglio Comunale la quarta Area Wilderness
italiana nel gennaio ’94, il fiore all’occhiello dell’Azienda Vallerotonda o
meglio il suo fiore selvaggio.
Questa azienda, l’unica
istituita e gestita da un’amministrazione comunale nel Lazio e forse una delle
poche in tutta Italia, è stata costituita in base all’art. 16 della legge
157/92, con delibera del Consiglio Comunale del dicembre ’90 e riconosciuta con
delibera della Regione Lazio del ’93.
Con l’istituzione dell’A.F.V.
l’Amministrazione comunale ha riconosciuto l’importanza di dare al proprio
territorio, di alto valore naturalistico e limitrofo al Parco Nazionale
d’Abruzzo, una regolamentazione particolare della caccia tesa ad una più
rigorosa protezione della fauna selvatica autoctona, come la coturnice
appenninica, e di quella pregiata che dal Parco può sconfinare, come il lupo, il
camoscio d’Abruzzo, il capriolo e l’orso marsicano.
L’azienda ha per scopo anche il
mantenimento e il ripristino degli ambienti naturali e in agricoltura l’uso
razionale dei prodotti chimici ai fini dell’incremento della fauna selvatica.
Alla gestione e al controllo dell’A.F.V.
provvede direttamente il Comune, tramite l’istituzione di un apposito ufficio.
Il comitato tecnico di gestione è composto dal sindaco, quale presidente, da
alcuni consiglieri comunali, dal responsabile dell’ufficio A.F.V. e da un
rappresentante locale di ognuna delle associazioni venatorie riconosciute.
Interessante è il punto
che riguarda il carico venatorio, che non potrà eccedere il valore massimo di un
cacciatore ogni venti ettari (negli ambiti territoriali di caccia tale carico è
dato dal rapporto fra il numero dei cacciatori ed il territorio agro silvo
pastorale nazionale). L’iscrizione all’A.F.V. è aperta a tutti i cacciatori
della CEE in regola con le norme nazionali e regionali. Nell’azienda è istituita
un’area di rifugio dove è vietata la caccia; una zona particolare confinante con
il Parco Nazionale d’Abruzzo, dove è ammesso un numero limitatissimo di
cacciatori che versano una quota di partecipazione più elevata; inoltre nel suo
ambito è consentita la costituzione di zone di addestramento cani. Nella fascia
di protezione esterna adiacente al Parco è vietata la caccia agli ungulati ma,
nella restante area dell’azienda è cacciabile il cinghiale nel rispetto di
particolari norme. Tra le quali: la richiesta della zona di battuta all’ufficio
caccia che potrà assegnare un accompagnatore, come "supervisore"; non è però
consentito l’utilizzo di radio ricetrasmittenti.