Don Faustino Avagliano, dell’abbazia di Montecassino
BIBLIOGRAFIA GENERALE DI
DON ANGELO PANTONI
(1905-1988)

Nato il 5 giugno a Firenze è vissuto per oltre un cinquantennio a Montecassino, ove venne nel 1929 durante le celebrazioni del XIV centenario della fondazione dell’abbazia.

Si formò alla vita monastica sotto la guida di don Tommaso Leccisotti, insigne cultore delle memorie avite. Questi lo avviò anche agli studi storici cassinesi, scoprendo e valorizzando nel giovane monaco un’indole molto dotata e incline alle ricerche erudite con particolare interesse per l’archeologia e per l’arte in genere. Prima di recarsi a Montecassino il Pantoni si era laureato in ingegneria presso l’università di Padova.

Il Leccisotti, cui il Pantoni sarà sempre grato e legato da filiale stima ed amicizia assicurandogli anche una costante, continua e qualificata collaborazione alla rivista Benedictina, mise ben presto nelle sue mani i tre volumi manoscritti del Quandel sulla storia delle fabbriche cassinesi, che il Pantoni studiò a lungo.

I frutti non tardarono a venire. Già nel 1936 cominciava la sua lunga attività di studioso, con un articolo molto importante su di un’antica chiesa del monastero cassinese, uscito nella Rivista di archeologia cristiana.

Nel 1940 eseguì per il nuovo Catasto un rilevamento generale degli edifici della Badia, che sono stati di particolare aiuto nelle fasi della ricostruzione del cenobio cassinese.

Sempre da quegli anni, e precisamente dal 1934, cominciò a tenere la "Cronaca" del monastero, cosa che ha fatto con mirabile costanza, assicurandoci una messe veramente rilevante di notizie soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione dell’abbazia e per ciò che egli ha fatto in prima persona. Si tratta di diversi grossi volumi che il Pantoni ha anche arricchito di disegni, fotografie e documenti vari. Questo suo impegno è tanto più da sottolineare in quanto l’illustre confratello ha sofferto di una crescente sordità fino a perdere completamente l’udito, ma che ha sopportato con ammirevole pazienza. Per questo lavoro di "cronografo" il suo nome sarà certamente congiunto a quello dei benemeriti archivisti cassinesi che nel ‘600 e nel ‘700 redigevano i "Giornali" del monastero: quali ad esempio il Gattola, il Campitelli, il Franchini, il Fraia ecc.

Nell’imminenza della guerra, e precisamente nell’ottobre del 1943, lasciò l’abbazia e con gli altri monaci cassinesi si incamminò sulle vie dell’esilio. Fu prima a Sant’Anselmo di Roma e poi per parecchi mesi a Perugia, accolto fraternamente dai monaci di S. Pietro, e colà si occupò dei ricordi benedettini della città e suo territorio. Ad Assisi ebbe occasione di fare uno studio completo anche di disegni su S. Benedetto al Subasio, pubblicato in Benedectina, 1948.

Appena possibile fu uno dei primi a ritornare sulle macerie di Montecassino, distrutta dalla guerra, e ad avviare i rilievi, disegni per la ricostruzione, recupero di frammenti di marmo con iscrizioni, ecc. La sua opera fu indefessa. La sua competenza e la sua presenza continua gli permisero di raccogliere una grande quantità di dati archeologici e storici che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre. Il Pantoni dava puntualmente notizia delle sue scoperte e ricerche in varie riviste specializzate, come appare nella lista degli scritti.

In questo quarantennio di attività scientifica il Pantoni anche se ha privilegiato il settore dell’arte e dell’archeologia, non è stato tuttavia estraneo all’indagine storico-archivistica, come lo prova la sua assidua collaborazione a Benedictina con personali contributi e con molte recensioni.

Nell’archeologia non si è limitato, come non di rado accade, a disquisizioni, servendosi di materiale elaborato da altri o di sole testimonianze storico-letterarie, ma ha condotto importanti ricerche, specialmente nell’area della basilica di Montecassino, in ciò con la collaborazione di illustri e valenti studiosi (Ferrua, Kirschbaum, Venanzi ecc.), soprattutto per quanto riguarda il settore del sepolcro di San benedetto. Le indagini estese a gran parte dell’area della basilica cassinense hanno rimesso in luce le mura del primitivo oratorio di San Giovanni Battista, edificato da San Benedetto sulla cima del monte, nonché quelle della prima basilica a tre navate, del IX secolo, che succedette al detto oratorio, e importanti avanzi della celebre basilica di Desiderio, del secolo XI. Così per la prima volta la chiesa di Montecassino ha mostrato, nel terreno stesso in cui poggia, i titoli della sua storia ultramillenaria. Di tutto ciò riferì prima nel volume Il sepolcro di San Benedetto, vol. 1951, e poi in maniera più ampia nel bellissimo volume Le vicende della basilica di Montecassino attraverso la documentazione archeologica, "Miscellanea Cassinese 36", Montecassino 1973.

Ma anche di una altra chiesa cassinese, S. Martino, stabilita da San Bartolomeo nel tempio pagano dell’acropoli, il Pantoni ha ritrovato, con appositi scavi, sicure tracce nel chiostro d’ingresso della Badia, e il risultato è tanto più importante in quanto la chiesa suddetta, distrutta dal terremoto del 1349 e non più riedificata, era divenuto un ricordo piuttosto evanescente, tanto che si discuteva sulla sua esatta posizione, ora alfine nota. Di questa importante scoperta riferì pure in Benedictina nel 1953, con la relazione su L’identificazione di San Martino a Montecassino. Queste ricerche sull’area di San Martino, insieme a quelle estese sul primitivo monastero di San Benedetto e sull’acropoli cassinese, furono raccolte nel volume: L’acropoli di Montecassino e il primitivo monastero di San Benedetto, "Miscellanea Cassinese 43", Montecassino 1981, uscito in occasione del XV centenario della nascita di San Benedetto. Il libro è stato accolto molto favorevolmente dagli studiosi, che lo hanno definito uno dei migliori contributi del centenario benedettino.

Non solo nell’area di Montecassino, ma anche nei suoi dintorni, il Pantoni si è occupato di rintracciare le più antiche vestigia della vita organizzata sulla montagna, con la relazione: Montecassino. Stazioni dell’età del ferro. (Notizie di scavi d’antichità, 1949), ove sono stati messi in evidenza i caratteri di estreme propaggini della civiltà laziale nel Cassinate.

Più direttamente connesso con la storia di Montecassino è lo studio sulla località additata come il luogo tradizionale del convegno annuale di San Benedetto e Santa Scolastica: Un venerando santuario cassinese: la chiesa di Santa Scolastica o del Colloquio (in Benedectina, 1947). In questi, come in altri studi, il Pantoni ha unito all’indagine riguardante il terreno anche il diretto rilevamento delle strutture riapparse o superstiti.

Così ha pure fatto per un importante monumento monastico di Assisi, San Benedetto al Subasio, ora avviato ad una compiuta rivalutazione, e soprattutto immesso nel circolo dei cultori di storia dell’architettura. Anche in area fiorentina ha trovato modo di trarre dall’oscurità un monumento pressoché ignorato: S. Maria di Rosano e la sua cripta (in Palladio, 1957).

Dedito a ricerche sul carattere e la diffusione dell’arte promanante da Montecassino ha pubblicato monumenti pittorici inediti ad essa pertinenti: Un insigne documento d’arte benedettina: le pitture della chiesa del Crocifisso di Cassino (in Benedectina, 1949), e Santa Maria di Trocchio e le sue pitture (in Bollettino d’arte 1953), nonché un’estesa rassegna sulle varie posizioni dei critici su questo genere d’arte, del quale viene riaffermata la propria, autonoma esistenza, e sottolineato l’ampio raggio di diffusione.

Anche l’abbazia di S. Vincenzo al Volturno è stata ampiamente studiata dal Pantoni, e le sue lunghe ricerche sono state pubblicate nel volume: Le chiese e gli edifici del monastero di San Vincenzo al Volturno, "Miscellanea Cassinese 40" Montecassino 1980.

Prima di concludere questa rapida rassegna dei temi principali degli studi del Pantoni, non possiamo omettere di segnalare la cospicua messe di notizie pubblicate sul Bollettino Diocesano di Montecassino, a partire dal 1960, e riguardanti i paesi e le chiese del cassinate che ancora oggi dipendono dalla giurisdizione spirituale dell’abbazia di Montecassino. Il Pantoni ha utilizzato per queste sue ricerche soprattutto documenti, quasi tutti inediti, dell’Archivio Cassinese.

Avagliano Don Faustino