Collelungo

Prefazione

Cinquanta anni, nella vita di una comunità, sono tanti, dal momento che rappresentano lo spazio di due generazioni, ed in genere i giovani tendono ad ignorare ciò che è capitato ai loro nonni, li considerano altro da sé, fuori della storia. Invece a Cardito gli avvenimenti di cinquanta anni fa continuano ad essere oggetto di interesse non solo di chi, per motivi di età, ha vissuto quel triste periodo di guerra e distruzione, ma anche di quanti, oggi poco pi che diciottenni, sono stati allevati nel ricordo dell’infame strage di Collelungo, nella consapevolezza dell’improvvisa trasformazione degli uomini in belve sanguinarie, nella ancora oggi appassionata ricerca della verità su un episodio così doloroso e tragico.

E’ facile, ancora oggi, nel 1993, trovare a Cardito capannelli di gente che discute, che avanza ipotesi, che ricostruisce in maniera a volte fantasiosa gli avvenimenti di quel freddo dicembre del 1943. Ed facile anche trovare volontari premurosi che si offrono di accompagnarti sul luogo della strage, che ti spiegano la montagna passo a passo, che addirittura amano tanto i loro boschi da riconoscerne (non è una esagerazione) ogni albero.

Alla fine ti senti coinvolto in una atmosfera strana, e ti chiedi come possano aver fatto del male a gente così pacifica, così tranquilla, educata, ospitale.

Dopo la prima volta ti senti quasi trascinato a tornare verso le pendici delle Mainarde, verso Costa S. Pietro, verso lo spiazzo di Collelungo, alla ricerca di elementi nuovi per dare un senso a questa storia, in cerca, forse, non dico di un fantasma, ma di quell’atmosfera particolare che permea i luoghi in cui si sono verificati i grandi episodi della storia.

E poi, una volta ridisceso a valle, continui ad interrogarti sui tanti perché di questa storia, e ti tieni in contatto con i superstiti della strage e vorresti sapere, sapere, sapere.

Si spiega così l’infaticabile ricerca dell’attuale sindaco Giovanni Rongione, che in quella strage perse uno zio che si chiamava proprio come lui, ed il suo continuo interrogare sia i vecchi del paese sia i protagonisti ormai lontani, chi in Germania, chi in Scozia, chi altrove per il mondo, di quella che resterà nel ricordo della gente come la “strage degli innocenti”.

I risultati delle accurate ricerche e la relativa documentazione iconografica, parte della quale stata gi utilizzata per questa ristampa, sono in corso di pubblicazione e saranno presentati, in omaggio alle vittime di Collelungo, nel dicembre di quest’anno, a cinquanta anni esatti dall’eccidio, come contributo alla ricerca della verità e come omaggio alla memoria di quanti, adulti o infanti, rimasero avviluppati, loro malgrado, nelle maglie dell’assurdo.

Giugno 1993

Lucio Burdi

Certi segni

Semmai qualcuno avesse avuto un dubbio -ed possibile che un dubbio ti assalga, a Collelungo, dove, sotto una cappa verde sorretta da colonne di faggi, attraverso la quale, allo stormire delle foglie, intravedi il cielo in una dimensione tale da sembrarti più a portata di mano che altrove, dove, insomma, a tutto puoi pensare ma nemmeno lontanamente che quello possa essere stato il luogo per un delitto di massa- il caso ha voluto che, cinquant’anni dopo, sotto una sfoglia di terra protetta da un tappeto di foglie ramate, riaffiorassero certi segni di quella tragedia quasi a voler confermare che essa ci fu e fu tragedia per davvero.

Or sono cinquant’anni da quel 28 dicembre del ’43: dopo una lunga attesa, il monumento stato è finalmente collocato dove si voleva che fosse collocato e tutto il resto stato sistemato come si voleva che fosse sistemato.

Poteva bastare. Ma si voluto fare di più.

Ad esempio, ci si chiesti, perché non anche una croce? In fondo, non tutti i martiri di Collelungo ne hanno avuta una.

Così si è scavato per la sua collocazione. A caso. A caso certo ma proprio dove la terra nascondeva, appena un palmo più sotto, certi segni della tragedia: ossa umane; alcuni brandelli di scarpe, una piastrina militare ormai quasi del tutto ossidata.

Quel che ne è rimasto, tuttavia, è stato più che sufficiente per testimoniarne l’appartenenza ad Angelo Di Mascio, classe 1915, reale carabiniere riapprodato a Cardito, presumibilmente dopo il caos dell’otto settembre, per seguire la sorte dei suoi e dei suoi conterranei.

Una sorte infame, se si vuole. Sia quella di Angelo che quella dei suoi parenti. Perché nessuno di loro è sopravvissuto né, quindi, c’è stato qualcuno, ………………………..

Una storia con molti perché.

Quella che si racconta in queste pagine è una storia di questa terra. Della nostra terra.

Fosse successa altrove, più a nord di qui o al Nord, diciamolo pure, già sarebbe e da tempo, una storia da libri di storia. Invece, essa ha avuto come scenario le Mainarde. E così, quarant’anni dopo, nel luogo dove essa ha avuto il suo tragico epilogo, non vi è nemmeno l’ombra di un segno qualsiasi che ne sia testimone nel tempo.

Non fosse stato per la caparbietà dei superstiti e di Vallerotonda, non ci sarebbe nemmeno il monumento di Umberto Mastroianni. Ed avrebbero continuato a ricordare quella tragedia solo i cippi di Vallerotonda e di Cardito: modesti quanto volete ma sacri tanto che nemmeno lo si può immaginare.

Chiedersi il perché di questo lungo silenzio ed il perché del crudele distacco sui morti di Collelungo e verso i morti di Collelungo, sono interrogativi che, per la serenità che ha ispirato queste pagine e per la loro finalità, non è nemmeno il caso di prendere in considerazione.

Non può, però, non biasimarsi chi, questi morti e questa tragedia, ha cercato di tingere con gli irriguardosi colori della politica per una strumentalizzazione che, per fortuna, non c’è stata. Ma solo perché chi avrebbe dovuto avallarla non lo ha fatto. Per una coerenza che non può passare sotto silenzio e della quale bisogna dare atto ai superstiti di Collelungo. scarpe di bambino

Oltre questo, la tragedia. Quel 28 dicembre 1943. Quel fatale giorno dei Santi Innocenti Martiri sul greto del rio Chiaro a Collelungo.

E’ tra le pagine più tragiche che quella guerra, che aveva reso le terre tra le Mainarde e gli Aurunci simili ad un immenso braciere, ci ha lasciato.

Con un interrogativo, un altro interrogativo dei molti che questa storia si porta appresso. Che da quarant’anni tormenta i sopravvissuti.

Se i colpi della mitraglia non trapassarono le loro carni, certamente infransero qualcosa dentro di essi. Di chi, adolescente, giovane o già uomo, fu protagonista inerme e spettatore di quel massacro.

“Perché?”, si chiesero in quel freddo mattino di dicembre.

“Perché?”, si chiedono ancora oggi, quarant’anni dopo.

“Perché?”, se “entri” appena un poco in quella storia, finisci col chiederti anche tu.

Sì, “Perché?”. Perché un “perché” dev’esserci pur stato anche quando,………………….

E’ tempo di sfollare.

Il giorno preciso non interessa e, del resto, anche a volerlo sapere, non troveresti nessuno che lo ricorda. Ma è ottobre, questo è certo, un giorno di ottobre del 1943 quando, quarantacinque abitanti di Cardito Selva, più o meno tutti parenti tra loro, decidono che, tra quel via vai di soldati tedeschi e di mezzi militari, non è possibile continuare a vivere.

Che proprio da quelle parti i tedeschi abbiano deciso di far passare la linea “Gustav” ………………

A Collelungomasseria Capaldi

Salgono verso Collelungo, ad oltre 1500 metri di altezza, seguendo il corso del Rio Chiaro. Passano tra faggete, strapiombi e faggete ancora creandosi un valico tra la natura incontaminata, laddove le più basse pendici di Monte Marrone e si incontrano con quelle di Monte Cavallo e l’acqua che sgorga dalla montagna corre impetuosa giù nella vallata verso la Ripa Rossa.

Ad un certo punto di questo loro salire, …………………………………

Il giorno dei SS. Innocenti Martiri

E’ il 28 dicembre, il giorno che la Chiesa dedica alla memoria dei SS. Innocenti Martiri.

Il cielo si schiarisce lentamente, illuminando il nuovo giorno. In molti sono già in piedi anche se qualcuno dorme ancora. Si accende il fuoco. Si riscalda qualcosa da buttare in corpo.

Né più né meno, tutto si svolge come le altre mattine anche se, stando alle notizie della sera precedente, quella potrebbe essere una giornata diversa e qualcuno forse pensa di poter tornare a Cardito già al tramonto di quel giorno, massimo il giorno dopo.

S’intravede una pattuglia tedesca risalire la vallata. Ne passano tante a queste parti che non è proprio il caso di preoccuparsi. Perciò, ognuno continua a fare ciò che sta facendo senza preoccuparsi più di tanto. Anzi, quando la pattuglia è ormai giunta presso il rifugio degli sfollati, qualcuno si azzarda anche a chiedere notizie sugli “americani”.

Ma senza avere risposta. Anzi, l’impressione che se ne riceve, è tutt’altro che rassicurante.

E’ questione di attimi………………………………

Dopo la tragedia

Quando l’ultimo dei superstiti lascia il luogo della tragedia sul greto del rio Chiaro, tra le pendici innevate di monte Mare e di monte Cavallo, i morti di Collelungo riposano nella pace eterna senza che un segno di cristiana pietà indichi, a chi si fosse trovato a passare per quel luogo, la loro presenza.

Alla neve che i tedeschi hanno gettato su quei corpi dopo il massacro altra se ne aggiunge a cancellare ogni penosa traccia ed altra ancora a proteggerli nella loro provvisoria sepoltura. ……………………………….

I Martiri

Bencivenga Giuseppe 19.11.1940la croce posta sul luogo dell’eccidio

Bencivenga Italia19.03.1937

Bencivenga Luisa15.02.1935

Bencivenga Margherita20.12.1942

Bencivenga Sabatino10.06.1933

Bencivenga Stefano22.04.1908

Capaldi Adelina02.06.1897

Dattilesi Carlo12.12.1914

Di Mascio Addolorata28.11.1943

Di Mascio Alberto17.12.1940

Di Mascio Angelantonio18.12.1904

Di Mascio Angelina21.02.1940

Di Mascio Angelina12.04.1918

Di Mascio Angelo14.05.1905

Di Mascio Antonia11.06.1893

Di Mascio Antonio18.02.1899

Di Mascio Antonio24.01.1887

Di Mascio Armando25.04.1938

Di Mascio Assunta07.04.1908

Di Mascio Carlo12.11.1904

Di Mascio Domenico25.12.1942

Di Mascio Domenico22.07.1913

Di Mascio Emilia12.05.1905

Di Mascio Ernesto03.02.1932

Di Mascio Francesco10.05.1906

Di Mascio Gaetano27.03.1927

Di Mascio Giuseppe01.07.1934

Di Mascio Giustino28.01.1934

Di Mascio Maria04.10.1912

Di Mascio Maria Civita12.02.1937

Di Mascio Modesta12.10.1886

Di Mascio Rosa19.08.1941

Di Mascio Teresa10.11.1908

Di Mascio Vittoria22.02.1913

Donatella Almerinda29.07.1904

Donatella Esterina29.07.1924

Izzi Maria Grazia25.12.1887

Rongione Giovanni10.06.1926

Si ignorano i nomi dei quattro italiani che condivisero le sorti degli sfollati di Cardito.

Con essi, il numero delle vittime sale a 42.

Dei superstiti dell’eccidio sul greto del Rio Chiaro a Collelungo, sono ancora viventi al momento in cui questa edizione viene licenziata per la stampa, Antonietta Di Mascio, Elvira Di Mascio, Pierino Di Mascio, Alberto Donatella ed Ernesto Rongione.

L’Autore ringrazia vivamente, per la cortese collaborazione e per le testimonianze rese, Pierino Di Mascio ed Ernesto Rongione.

Ringrazia altresì per la realizzazione della prima edizione, l’ins. Luigino Di Meo ed il dott. Vincenzo D’Addio all’epoca rispettivamente Sindaco e Segretario comunale di Vallerotonda;

per la presente edizione l’attuale Sindaco dott. Giovanni Rongione.

Vallerotonda, 13 giugno 1993.